Biografia

Già negli anni ’80 dissero che le opere di Bartolo non avevano nulla di perpendicolare, nessuna costruzione, nessun filo a piombo, al contrario, ogni cosa sembrava essere inclinata, come se non volesse tener conto della gravità terrestre. Dal concettuale all’astratto e ancora all’espressionismo le sue opere hanno un significato che buca e va oltre la tela, i colori spaziano in un turbinio di sentimenti contrastanti, le figure e le pennellate sono a volte dissacranti, a volte graffianti, altre selvagge; come se volesse urlare il messaggio in modo chiaro e forte.

Così come dipinge, Bartolo scrive. I suoi racconti “Ombre indifferenti, 1983” e la raccolta di racconti brevi “Aforofa” scritti tra gli anni ’80 e ’90 di prossima pubblicazione (vedi Antologia “Spiragli 65” ed Editrice Nuovi Autori) testimoniano, ancora una volta, la concreta certezza del grido forte che riscontriamo nelle sue opere.

Da sempre schivo della mondanità, è, invece, da sempre, attento alle dinamiche del sociale e dei movimenti culturali, infatti non si sottrae a rappresentarne i contorni più cupi e surreali, dando, a chi legge e a chi guarda le sue opere, acuti e interessanti spunti di riflessione.

Nato nel ’49 ad Alcara Li Fusi, paese ubicato sui monti Nebrodi (Messina), si trasferisce, fin bambino, a Milano prima e poi a Bergamo, (Caprino Bergamasco) da sempre politicamente impegnato in ambiti sociali, ebbe occasione di frequentare ambienti culturali e artistici d’avanguardia, evidenti sono le influenze della cultura “cattolica” e dell’area movimentista operaia.

Sempre alla ricerca di spunti pittorici, Bartolo, fin dagli anni ‘70 ha girato l’Italia in lungo e in largo viaggiando con zaino e sacco a pelo (ultimamente nel 2005), osservando sempre con attenzione ciò che lo circonda scoprendo i luoghi più nascosti e visitando i centri culturali popolari più stimolanti.

Bartolo ha incontrato maestri d’arte d’ogni genere e fu proprio durante un viaggio a Venezia (1975) che ebbe una ben precisa ispirazione che lo portò a cimentarsi nelle sculture in ferro battuto secondo le tecniche più antiche, attività che, per ragioni logistiche e impegni di lavoro, dovette abbandonare.

La prima volta che lo intervistai (1987) mi confessò che viveva un certo rammarico per non aver continuato a creare le sculture in ferro battuto, tuttavia era certo che la pittura fosse la sua principale forma d’espressione, e quando chiesi quali fossero i maestri che più lo affascinavano non esitò: Picasso, Modigliani, Monet e Guttuso.

L’artista Bartolo, non lascia spazio alla casualità, perciò definisce, in modo inequivocabile, i contorni figurativi e cromatici: anche quando affida alle tele di juta le sue opere, ogni parte della tela, anche le trasparenze, compongono l’opera.

[U. W.]

Antonella Colaninno (critico d’arte in Bari)

Salvatore Bartolo interpreta i codici visivi in un linguaggio artistico che recupera il valore simbolico del segno. Il disegno ha un valore grafico che decodifica il messaggio attraverso l’uso di pochi tratti, di una linea che non si impone ma che si muove morbida nello spazio.  Le forme sono come totem, simulacri di sacralità, simbolo di una umanità che si riscopre nella sinergia tra gli elementi. Figure che si uniscono a testimoniare una solidarietà e una forma di comunicazione che va oltre la parola. La linea di contorno non separa le distanze, non chiude gli spazi, non delimita una zona di confine, ma con il suo colore azzurro scorre come mare tra sagome marroni come lembi di terra; l’uomo è espressione di un universo in cui mare, cielo, e terra si fondono, in cui la natura ritrova i suoi equilibri. Il colore da vita alle forme che si sciolgono fino a smaterializzarsi, e si disperdono nell’universo colorato delle sensazioni. Tutto diventa energia, e le figure sono l’espressione di un’idea; il paesaggio metropolitano comunica un valore positivo di interazione con l’ambiente, in cui il territorio è vissuto come una risorsa e in tutto questo il colore assume un valore simbolico universale. La forma perde la sua connotazione plastica per esprimere il concetto di materia come coesione di forze, come energia allo stato puro; ogni elemento è sottoposto a forze molecolari e ad equilibri gravitazionali, e si costruisce nel rapporto tra peso e leggerezza. Gli equilibri sono sottoposti alle leggi del movimento, e alle fusioni di energie tra ogni forma vivente, e tutto si riconduce all’essenza della materia; essa esprime anche un sentimento di libertà, evoca una dimensione legata all’infanzia, e al primitivo, inteso come stato di natura. Il colore diventa una resa puramente emozionale, espressione di un linguaggio musicale, comunicazione universale, lirismo dell’immagine.

Il Torchietto

Scompositore più che compositore, Bartolo sembrerebbe appartenere ad una corrente dadaista poiché riesce ad utilizzare, in pittura, tutto quel che fa parte delle “cose” del mondo che lo circonda. Sembra, peraltro, attraversare la storia dell’uomo utilizzando percorsi che analizzano la sua presenza nel territorio sino all’introspezione dello stesso universo, personaggi etnici che rincorrono animali e oggetti, che al tempo stesso osservano il cosmo che li circonda, lo studiano e lo finalizzano a loro vantaggio e utilità. Dagli astri all’atomo la ricerca è costante e produttiva, indirizzata a costruire un mondo che si, adesso ci appartiene ma che, contemporaneamente rischia di sfuggirci….sembra anche scorgere, in un sua idealizzazione estrema, la trasformazione dell’immagine stessa dell’uomo e del suo ambiente. Le tele di Bartolo si possono dunque leggere come un libro, basta coglierne il codice e tradurlo in parole semplici e significative, così come la sua mano riesce a trasporle in immagini allusive.

 

Le Mostre Effettuate in Italia

  • Cosenza – Galleria  MARANO 2001
  • Bari – Galleria  TODARO 2002
  • Matera – Galleria  PONTE VECCHIO 2002
  • Bari – EXPO-ARTE  2003
  • Porto S. Elpidio – Galleria  C.M. 2003
  • Bergamo – Galleria  BARTOLACCI 2005
  • Palermo – Galleria  IL TORCHIETTO 2006 e 2007  le foto
  • Palermo – Personale Dicembre 2007   “Armonie”  Via Bara all’olivella
  • Palermo – Collettiva   Aprile 2009  Palazzo Yung Via Lincoln (visualizza il video)

 

Le opere sono in permanenza presso l’Associazione Culturale ” IL TORCHIETTO”, Palermo, in Via Domenico Trentacoste, 43  – www.iltorchietto.it